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UBIX: DALLA RUBRICA SPECIAL THANKS DEL N.29 DEL FREEPRESS, L'INTERVISTA DI CORINNA NICOLINI A NICCOLO' FABI

Martedì 15 Settembre 2009, 01:00 in Canzone italiana, Dischi in uscita, Interviste agli artisti, Riceviamo e pubblichiamo, da UBIX di
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SPECIAL THANKS  dalla rivista freepress UBIX n.29

Intervista a Niccolò Fabi 

di Corinna Nicolini

Sei album all’attivo prima di quest’ultima fatica e grandi successi alle spalle come “Capelli”, “Lasciarsi un giorno a Roma” e “Vento d’estate”. Niccolò Fabi è uno dei cantautori più in crescita nell’ultimo decennio e l’evoluzione evidente di “Novo Mesto” ha stregato anche i più scettici. Memorabile il duetto con Fiorella Mannoia in “Offeso” contenuto in “La cura del tempo”. Laureato a pieni voti in Filologia Romanza, dimostra da sempre grande attenzione nei testi ma non tralascia mai l’aspetto musicale che affonda le radici nelle sue esperienze giovanili con la cover-band dei Police e la collaborazione con Alberto Fortis. Ci racconta cosa c’è dietro a “Solo un uomo”.

Domanda inevitabile per la nostra rubrica. Non ci sono i classici ringraziamenti ma una storia di come è nato questo disco. Perchè?
Perché non ce n’era bisogno in questo lavoro. In passato è capitato di ringraziare persone importanti, in particolare nel primo disco, per dare risalto a tutti quelli che, con fiducia, hanno fatto sì che io arrivassi alla pubblicazione.  Questa volta è stato diverso, non ne ho sentito la necessità.

Esalti la tua solitudine grazie alla quale “sono nate dieci canzoni con una identità e con un suono vicini alla mia musicalità come mai mi sembra fosse successo prima”. E’ un grazie a te stesso?
E’ come se un falegname dovesse ringraziare gli amici per l’armadio che ha fatto e non sé stesso. Sono stato in studio un anno e ho fatto il disco, anche materialmente mettendo il microfono davanti alla batteria. Con un amico ci vado a cena o l’abbraccio ma in questo lavoro ho dedicato spazio a me stesso ed ho trovato giusto esprimerlo a pieno anche attraverso le parole che hai citato tu. In passato tutto era più collettivo mentre ormai la tecnologia ti permette di essere autosufficiente ed io ho percorso questa strada.

Chi è “Daniele il mafio Tortora” e perché ha questo soprannome?
“Mafio” o anche “Mafalda”… sono una serie di soprannomi il cui significato però non posso svelarti io per non entrare nel privato di Daniele. Lui è un amico fonico che ha registrato alcune parti di questo disco. E’ entrato nella seconda parte di questo lavoro, quando sono uscito dalla mia bottega.

Citi “amici di sempre” come “Roberto Angelini” e “Pino Marino”. Pensi che sia stata vincente questa formula? Esiste ancora una schola romana recentemente falcidiata al Festival di Sanremo?
Non so se abbia senso parlarne ora che siamo quasi tutti padri di famiglia e avviati coi nostri progetti discografici. Tredici o quattordici anni fa, verso i primi anni novanta, invece, esisteva un movimento di artisti con certe caratteristiche che girava intorno a “Il Locale”. Eravamo venticinquenni in cerca del nostro pubblico e della nostra identità e ci frequentavamo tutti un po’ di più. Il vero successo di quel periodo è che molti ancora fanno musica per mestiere ed è molto bello. Nessuno di noi ha mai scalato le vette con hit planetarie ma credo non ci interessasse molto. Per fortuna esistono tanti tipi di successi diversi.

“Francesco Valente” è uno dei fedelissimi della tua musica. E’ un raro caso di matrimonio che funziona?
Sì, forse sì. Credo che il nostro lungo connubio derivi dall’essersi frequentati da molto tempo. Oltre ad una stima professionale subentra il piacere di assistere reciprocamente alle nostre evoluzioni umane. Mi ha visto in una cantina vent’anni fa ed ora è bello e naturale lavorare insieme alle mie canzoni nuove.

Il disco è stato missato allo Studio Quattrouno da “Gianluca Vaccaro”. Al grande pubblico è noto come produttore di The Niro. Tu lo conosci da tempo?
Sì, pensa che abbiamo fatto i miei primi dischi insieme. Erano sei anni che non stavamo in studio insieme e siccome questo è un po’ un disco degli esordi ho pensato fosse giusto chiamare Gianluca. L’ho ritrovato cresciuto e cambiato e spero che anche lui abbia avuto le stesse sensazioni su di me.


Hai masterizzato a New York. Si sente ancora il gap tecnico con l’Italia?
Sinceramente no. Ammetto che è stata l’unica digressione dalla natura casalinga di questo lavoro. Mi sembrava troppo pensare anche di stamparlo da me e così l’ho mandato a New York. E’ stato per dare a quest’album una piccola sicurezza di essere comunque professionali. Per come ascoltiamo la musica adesso, in realtà, tra radio e mp3 compressi, la masterizzazione risulta sempre più inutile e quindi è un po’ un retaggio in cui sono caduto anch’io. Simbolicamente però ti dico che non mi dispiace che il disco abbia viaggiato anche in America.


Quest’album è stato scritto e prodotto da te ma si avvale del supporto di una major. Come è il rapporto tra indipendente e mainstream?
E’ un rapporto assolutamente naturale. Ho trovato alla Universal uno staff molto rispettoso di questo mio lavoro. Ha accolto a braccia aperte e senza forzature un progetto che indubbiamente non ha il dna della commerciabilità assoluta, probabilmente anche come segno di apprezzamento di quello che avevo fatto in passato. In generale poi non credo molto nella distinzione tra indie e main. C’è musica orrenda col marchio indie e musica meravigliosa così come può accadere con le major. Per me ti dimostri indipendente quando suoni e quando decidi cosa dire e cosa tacere.


Chiudi con “Per Olivia”. Chi è?

E’ mia figlia. E’ meravigliosa, ovviamente.


Chi ti auguri di ringraziare in futuro… chi ti piacerebbe ospitare nel tuo prossimo lavoro?
Non lo so perché è appena uscito questo disco ed ho ancora la testa là. Sicuramente il prossimo “ringraziamento” sarà legato ad un progetto che non mi vedrà nella veste di cantante. Ho già prodotto poco tempo fa un disco strumentale, “Violenza 124“, ed è una strada che mi affascina.

A quale artista credi di dover dire “grazie” perché ha avuto un peso fondamentale nella tua formazione musicale?
Te ne dico tre: i Police, James Taylor e Alberto Fortis.


Infine il grazie più importante. Ti chiedo di pensare ad una persona, un luogo o un avvenimento che sono stati fondamentali nella tua vita…
Direi che è stata fondamentale la mia nascita senza la quale non avrei potuto fare nulla. Il grazie più importante, quindi, va a chi mi ha dato la vita: mia madre e mio padre. Nel bene e nel male e nonostante tutte le complicazioni dei rapporti interpersonali è a loro che devo tutto.

Artista: NICCOLO’ FABI
Album: SOLO UN UOMO
Etichetta: UNIVERSAL MUSIC ITALY
Anno: 2009
Sito ufficiale: www.niccolofabi.it

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