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DIALETTI E AUTORI STRANIERI A SANREMO 2010: LA NOSTRA INCHIESTA CONTINUA.GIAMPIERO ARTEGIANI, PRODUTTORE ED AUTORE DI TANTE CANZONI DI SUCCESSO TRA CUI "PERDERE L'AMORE" CHE VINSE IL FESTIVAL 1988 :"Vogliono uccidere la musica italiana"

Mercoledì 18 Novembre 2009, 08:17 in Canzone italiana, FESTIVAL DI SANREMO 2010, Festival, concorsi e rassegne, Gossip e kermesse, Interviste agli artisti, Protagonisti, Taccuino del festival di
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Giampiero Artegiani è una grande firma della musica italiana, ha scritto canzoni per artisti famosissimi e molte hanno debuttato sul palcoscenico dell'Ariston.  Tra le sue più famose ricordiamo “Perdere l'amore” (Massimo Ranieri), vincitore a Sanremo nel 1988, “A casa di Luca” (Silvia Salemi , di cui è anche produttore), “L'ultimo film insieme” ( presentata da Michele Zarrillo al Festival di Sanremo 2008), “Buio e Luna piena” (Franco Califano).

Ha inoltre collaborato con Ivan Graziani,  Peppino di Capri, Roberto Murolo,  Pierangelo Bertoli, Maria Carta e tanti altri.

Lui stesso ha partecipato al Festival come cantautore  per due volte negli anni 80,  con “Acqua alta in piazza San Marco” e con “E le rondini sfioravano il grano”.  

Gli abbiamo chiesto, come già fatto con Stefano Senardi , Kaballà, Franco Zanetti, Vincenzo Incenzo e Veronica Marchi ,  un parere sull'introduzione a Sanremo dei dialetti e dell'apertura ad autori stranieri. Ecco le sue risposte:

"L'apertura alla lingua dialettale, nel Festival di Sanremo, non mi dispiace. Tutto starebbe al buon senso della commisione, nella scelte di brani comprensibili a tutte le regioni. Purchè validi dal punto di vista culturale e melodico, cosi da non trasformare il Festival in una manifestazione folk."


"Per l'apertura ad autori stranieri, non sono assolutamente daccordo. Questa manifestazione si è sempre chiamata: Festival della Canzone Italiana! e LA CANZONE iTALIANA DEVE RIMANERE UN PRODOTTO DELL'INGEGNO ITALIANO!!!!! La mia non è paura di competere, visto che faccio anche l'autore, è semplicemente la coscienza di difendere l'ultimo dei nostri prodotti musicali. Continuando così, il prossimo anno, sarà ammessa anche la Lingua Inglese..... ed il nostro patrimonio Musicale, sarà DEFINITIVAMENTE DISTRUTTO. Gli autori Inglesi o Francesi, o Americani hanno già un largo vantaggio su di noi Italiani perchè scrivono in un linguaggio che arriva ad una utenza infinita, mentre noi abbiamo solo l'italia - tranne i due o tre sporadici casi, che conosciamo bene... - Sembra un Voler cambiare, tanto per Cambiare qualcosa ... ma è completamente SBAGLIATO per chi, come gli Autori Italiani, sopravvivono di quel poco che il mercato estero ci lascia e di quel che la SIAE si ricorda di ripartire. Vogliono ucciderci. Vogliono uccidere la Musica Italiana, più di quanto non abbiano già fatto!! Questa è la verità!

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5 commenti
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18 Nov 2009
alle 20:06

giampiero

Sempre per puro amore di conversazione, e non di speculazione perchè credo non ci sia molto da speculare, ribadisco:

1) Non esiste solo il dialetto napoletano, lingua che hanno ormai imparato anche a bergamo, ma anche il marchigiano, l'abbruzzese, il cilentano, il catanese ... quindi, mi riferivo a questo tipo di dialetti. Quelli sconosciuti e difficili da capire perchè disabituati ad ascoltarli ....

2) La musica Italiana ( ... e qui ci sarebbe da disquisire molto) non la difende solo il Festival, ma anche e soprattutto il Festival di Sanremo. Lo ha sempre fatto, o almeno, ci ha sempre provato. Se il Festival mortificava la musica italiana, perchè Vasco Rossi, Zucchero, e nei tempi d'oro Dalla, Battisti, Modugno, ed i grandi nomi internazionali, ci andavano ? Per essere mortificati ? Non credo. Era un forte veicolo di musica nel mondo, era.

3) La SIAE, parlo come socio da oltre 15 anni, e iscritto da oltre 30, ripartisce i grandi autori perchè i grandi autori hanno scritto cose importanti e, per questo, molto eseguite, di conseguenza pagate costantemente.  I criteri di ripartizione sono gli stessi per tutti, e le dimenticanze: pure. Le piccole situazioni Live sono soffocate, e vero. Ma non dalla SIAE o almeno, non in Primis.

4) Per informazione: la SIAE è stata commissariata più volte, ed io, insieme a tanti altri abbiamo partecipato alla sua occupazione nel 94 ( ...credo ), per una riforma e cambio gestionale: è servito a poco o a niente!

 5 ) VIVA IL FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA ... SE FATTO BENE.

Saluti. Giampiero 

4
18 Nov 2009
alle 19:58

Valerio

In effetti il discorso di Artegiani mi sembra un tantino eccessivo. Insomma, se il pezzo di uno straniero, se valido, perchè non dovrebbe partecipare?

Concordo, tra l'altro, con Caponeri quando sostiene che spesso molti brani di Sanremo la musica italiana l'hanno mortificata.

Aggiungo: vogliamo parlare di quanti autori italiani imitano goffamente alcuni artisti stranieri?

3
18 Nov 2009
alle 18:18

Andrea Caponeri

Per puro amore di speculazione, analizziamo punto per punto il discorso di Artegiani, autore di tutto rispetto (il ragazzo che è in me ricorda ancora con piacere le garbate canzoni che portò a Sanremo):

1) Il dialetto fa già parte della canzone italiana, a meno che non vogliamo considerare straniera la canzone napoletana. 

2)  La musica italiana non la difende certo il Festival di Sanremo, che spesso l'ha invece mortificata.

3) La SIAE ripartisce con criteri che premiano oltre modo i grandi autori,  quelli che meno ne avrebbero bisogno. La SIAE soffoca nella culla le piccole situazioni live, anche quelle che non prevedono nessuno scopo di lucro (è come pagare le tasse sul lavoro che svolgete come volontari alla mensa CARITAS). La SIAE fa pochissimo per valorizzare gli artisti emergenti (i due-tre premi che istituisce e le borse studio al CET di Mogol sono specchietti per le allodole, con tutto il rispetto per le allodole). La SIAE andrebbe commissiariata e riformata. Ma se non lo chiedono le migliaia di iscritti quotidianamente vessati, chi lo farà al posto loro?

Cordialmente.

Andrea Caponeri 

 

2
18 Nov 2009
alle 11:04

Guitar Hero

Concordo pienamente e aggiungo, che ci sono leggi nei paesi esteri che garantiscono una percentuale di circa il 70% relativa alla presenza nelle play list di radio e tv, di artisti nazionali. Questo non è protezionismo ma garanzia della cultura nazionale. E' inutile dire che qui in Italia non è garantito nulla, forse solo i canali Radio/TV Rai dedicano più spazio ai prodotti di casa nostra. Saluti

1
18 Nov 2009
alle 09:30

Gurj

Concordo assolutamente con Artegiani! ... ed avrei ben altre cos da aggiungere a dimostrazione che, consapevolmente o meno, stiano gravemente danneggiando ulteriormente quel gran poco che resta della nostra canzone.

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