La canzone italiana passata, futura e presente dentro e fuori Sanremo. Guida ai Festival di musica e canzoni italiane, concorsi e rassegne
ENRICO RUGGERI
AL 60° FESTIVAL DI SANREMO
con LA NOTTE DELLE FATE
Parlare di un artista come Enrico Ruggeri in poche righe non è cosa facile.
Nasce a Milano nel 1957 sotto il segno dei gemelli: eclettico, ironico, instancabile, vivace, intuitivo e iperattivo. Così si può riassumere la sua personalità anche artistica.
Ed è dalla capacità di osservazione, dall’esigenza di introspezione e dal bisogno di comunicare che nascono le sue canzoni, molte delle quali rappresentano alcune delle più belle pagine della canzone d’autore italiana. Come dimenticare “Contessa”, “Polvere”, “Il mare d’inverno”, “Nuovo swing”, “Il portiere di notte”, “Quello che le donne non dicono”, “Ti avrò”, “Peter Pan”, “Mistero” fino ad arrivare alle più recenti “Primavera a Sarajevo”, “Nessuno tocchi Caino” –scritta e interpretata con Andrea Mirò-, “Perduto amore”, “Rock Show”.
Ventinove album, milioni di dischi venduti, due vittorie e tre Premi della Critica al Festival di Sanremo impreziosiscono il suo palmares.
All’attività di autore, musicista e interprete, Ruggeri affianca l’attività di scrittore di racconti e poesie, senza trascurare l’altra sua grande passione, il calcio, giocando nella Nazionale Italiana Cantanti.
Dal 2006 al 2008 conduce tre edizioni della trasmissione “Il Bivio”, nel novembre 2008 il talk show “Quello che le donne non dicono” e due edizioni di “Mistero”. Il “boom” di ascolti di tutte queste avventure televisive conferma il suo affettuoso legame con il pubblico.
Torna al Festival con “La notte delle fate”, storia di donne su un inedito tessuto ritmico, pronto a stupire come sempre. La canzone sarà contenuta ne “La Ruota”, il nuovo album di Enrico (che uscirà il 19 febbraio 2010), ancora più in bilico tra rock e poesia, tra sperimentazione e canzone d’autore.
Un grazie a Emanuela Redalelli e Rossana Moro - Universal
Come ogni anno San Remo è San Remo, è come avere ogni anno un' evoluzione positiva della nostra vita. Chi non riesce a sognare e regalare un pò di amore e gentilezza e come una stanza buia e vuota. Anche nelle piccole cose quotidiane che facciamo si cerca di cantare un pò, vivere le giornate con un pò di fortuna e sorridere sopra quando qualcosa non va come dovrebbe andare.
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alle 18:15
lapolide
IL Festival della canzone di Sanremo
sarà la novella Festa dell’Unità .
Fra tutte le canzoni, è mancata solo quella di “ Bandiera Rossa”….(sic dicunt).
Si è parlato così tanto in questi giorni da parte delle migliaia di seguaci ideologici dell’attuale “Uomo del Colle” (a proposito, perché non si dimette ?) ed anche oltre, della giornata da dedicare alle celebrazioni per i festeggiamenti dei Centocinquant’anni dell’Unità d’Italia fissata infine al 17 marzo che ci si è dimenticati, forse perché rapiti dall’entusiasmo per il ritorno rivoluzionario Rosso, che giorni e data erano già stati scritti col patrocinio di Mamma Rai, in quel di Sanremo, un tempo considerato il tempio della musica musicante italiana; oggi è diventata “Festa dell’Unità”; con cantanti e saltimbanchi quadrupedati con tanto di bandiera tricolore ( perché non Rossa?) e truppe segaiole di contorno nomate, spudoratamente, i nuovi comici; per completare la festa komunista, ci volevano le salamelle da distribuire agli ospiti spaparanzati sulle capienti poltrone imbottite del Teatro ad ascoltare i lamenti del non più giovane Vecchioni, ridotto ad una larva umana e canora tremolante, a parte la musica, rispetto al cantante, intonso da politica, di qualche decennio fa.
Avendo raggiunto ormai il traguardo di quasi ottanta primavere (che cominciano a pesarmi), mi permetto di sottolineare due momenti che hanno snaturato ancora di più, a mio giudizio, quella manifestazione canora, riducendola e degradandola ad un guazzabuglio politicante delle Sinistra komunista; no, non l’ho mai vista in vita mia quella trasmissione, anche perché mi è venuta in uggia la Tv da un po’ di anni, tanto che non l’ho più voluta; ma seguita in qualche commento sui giornali per curiosità congenita, si; e si sa che quando, nel sociale, si intromette la politica, tutto diventa un madornale “schifio”.
La prima è questa: è inutile sobillare quella parte di umanità ( che è la maggiore) non stuprata dal militarismo rosso sovietico che quel guazzabuglio sanremese della settimana scorsa fosse stato il tripudio della canzone italiana.
E’ un enorme falso in atto pubblico, un reato quasi; ormai i cantanti d’epoca (vedi su tutti il già citato incartapecorito e consunto Vecchioni ) sono diventati i propulsori, i missionari canori, i santoni , i profeti del loro morente partito Rosso vermiglio; si, quello del “Migliore”; ricordate ?; quello che abiurò le sue origini italiche denigrando, Urbi et Orbi, la Terra che gli dette i natali, abbracciando quella dei Politburò dell’Unione Sovietica, per amor del rublo ed altro, per fortuna oggi morti e sepolti; ma che importa; loro i cantanti, sono diventati i “cantori” spoliticanti da strapazzo alla Saviano & sons , non si sa con quale merito se non quello di preferire la falce e il martello dell’ideologia komunista che io considero oramai fuorilegge, dati i tempi, come è stato per il nazismo. Lo trovo una barbarie, uno imbarbarimento societario degradante per il mio BelPaese.
Il secondo momento topico, come dicevo dianzi, è quello che avendo visto passare nella mia relativa lunga vita, le decine e decine di eminenti teste che io chiamo statuine istituzionali da salotto, poste a rappresentare una Repubblica, pomposamente chiamate “Capi di Stato” (di destra, ma in maggioranza di Sinistra) senza alcun potere apparente e senza incarichi specifici se non quello di rappresentare l’immagine del partito che rappresentano, con tanto di costosa corte al seguito comprensivi di Costituzione incollata sotto il braccio per declamarla, a comando, sicuri così di non fare figuracce durante le loro apparizioni pubbliche e ricevere applausi a scena aperta; la mia meraviglia, appunto, consta nel fatto che non sia stato invitato, alla Festa dell’Unità di Sanremo per salire sul palcoscenico progressista, l’attuale “Uomo del Colle” per declamare qualche articolo della costituzione e prendersi la Sua parte di applausi scroscianti dal popolo Rosso presente.
Mi domando, ma avrà mai pensato di dimettersi per le Sue ideologie opposte a quelle del Capo del Governo in carica, risultato vittorioso alle elezioni dando così la possibilità alla coalizione stessa vincente, di lavorare con serenità e giustezza ?; mi piacerebbe che ad ogni cambio di governo corrispondesse quello dell’Uomo del Colle; che fosse almeno della stessa corrente politica, non pare anche a voi ? Pura utopia. Lasciamo ai posteri l’arduo compito di dare una risposta in merito.
Tranquilli, se andiamo avanti così, fra dodici mesi si replicherà….magari con la canzone “Bandiera Rossa” cantata dallo stesso Vecchioni, perbacco.. Ma che caspita, che parlo a fare…. Sanremo è Sanremo; o Sa(n)remo ancora nel dubbio atroce di veder replicare la “Festa dell’Unità” ?
lapolide.
Piesse: ci sarà qualcuno che capirà le mie parole, senza sentirsi offeso ?