Arisa: la sorpresa che aspettavamo - di Fabio Fiume

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Arisa e l'album Amami. Fabio Fiume ascolta e recensisce il nuovo lavoro della cantante seconda classificata a Sanremo 2012. Produce Mauro Pagani, firma i brani Giuseppe Anastasi.

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Bellissimo. A volte bisogna partire dal giudizio finale per spiegare al meglio un lavoro come questo “Amami”, terzo disco di Rosalba Pippa, in arte Arisa. 

E va detto immediatamente che non si tratta certo di una sorpresa; noi si era parlato bene di Arisa anche per i precedenti lavori, perchè orecchie attente non potevano non scorgere, in quelle canzoni “filastroccate”, dei segnali ben precisi, quali intonazione praticamente perfetta, senso di dedizione alla musica, fino alle influenze importanti, dal jazz, allo swing, di matrice anni 30 e 40. E adesso sotto la supervisione artistica di Mario Pagani della Pfm, Arisa gira l’angolo e regala un disco fatto di 11 piccoli gioiellini, incastonati alla perfezione nella collana, ognuno al posto giusto e con la giusta combinazione di colori, a partire dalle due uniche tracce che potrebbero farne ricordare il passato artistico, ma che nascondono messaggi ben precisi.”Democrazia”, allegrotto charleston ad esempio, racconta di cosa non si faccia per averla, anche giustificare azioni militari, o come in “Nel regno di chissà che c’è” in cui simpaticamente si descrive l’uomo, forse l’italiano medio, attaccato alla speranza del colpo di fortuna, per svoltare una vita in cui si riesce, lavorando, solo a risparmiare sull’abbonamento sky. Arisa firma persino da sola , per la prima volta, due brani che sono davvero notevoli. Suo il tango con cui il disco si apre, quella title track, dove chiede di essere amata come se fosse in vendita, come se fosse musica e sempre suo il brano migliore del lavoro, la conclusiva “Missiva d’amore” dove gorgheggia una vera poesia, quasi cullata dai violini del suo produttore Mario Pagani. Il resto delle tracce è firmato dal fido Giuseppe Anastasi, una volta suo fidanzato, ora affezionato autore, tra cui “La notte”, con cui ha stupito i più distratti a Sanremo, sfiorando la vittoria, ma anche “Bene se ti sta bene”, dove si raccontano le tante storie in cui le persone pur amandosi alla follia, capiscono che forse è meglio far finta che non sia così, perchè così si sta bene, mentendo a se stesse; tema che ricorre anche nella successiva “Poi però”, pop vigoroso retto dalle batterie e dalla stupenda variazione d’archi. Sapori da chanson francese in “Il tempo che verrà”, inciso a tempo di valzer, invece, per “Ci sei o non ci sei”. “Amami” è il disco che ci consegna Arisa quale grande cantante, capace di mostrare tutti i colori del suo talento usando la voce e le canzoni giuste e non più con travestimenti strampalati per un tutto che, come detto all’inizio, non c’è altro termine per definirlo, se non bellissimo.
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