Bugo: "Nelle canzoni dico quello che penso" l'intervista di Fabio Fiume

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Fabio Fiume incontra e intervista Bugo prolifico cantautore con all'attivo otto album e due ep in 16 anni di carriera.Questa sera live al Dejavu di Pozzuoli.

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Arriva il 27 di Aprile al “Dejavu” di Pozzuoli, il tour di Bugo, artista giudicato dalla critica come particolarissimo, ma in realtà uno degli esempi forse più alti del cantautorato italiano di questi ultimi anni, (diventati a dire il vero già 15) per la capacità di affrontare, all’interno dei suoi dischi, arrangiamenti quanto più variegati possibili, spaziando dall’elettronica, all’acustica, dal cantautorato più introspettivo, a chitarre con ambientazioni hard rock. 

Così che ci viene da chiedergli se siano i suoi gusti che cambiano di continuo o se abbia la necessità di raccontarsi in maniera diversa di volta in volta:

Tutte e due le cose probabilmente. Sono un frenetico, eclettico e forse lo siamo un po’ tutti. Io attingo da tutto ciò che nel passato ho amato; sono uno che ha ascoltato tanto i cantautori, ma ho avuto anche un periodo metal, così come ad un certo momento mi sono innamorato dell’elettronica. Ho quindi tanto materiale a mia disposizione ed all’occorrenza lo utilizzo come idea per le mie composizioni.

Molto curioso il titolo del tuo ultimo lavoro, ovvero “Nuovi rimedi per la miopia” . Di quale miopia parli?

Della miopia del mondo in cui viviamo. Questo è un album che è immerso nel mondo attuale, ma che potrebbe essere per sempre, in quanto la vita è miope; ognuno alcune cose le capisce chiaramente ma su altre non riesce a comprendere. Questo però è un bene, perchè permette di avere sempre visioni differenti . Non è quindi un concetto necessariamente negativo.

L’attuale singolo “Comunque io voglio te” parte da un arrangiamento orchestrale, per poi esplodere trainato da chitarre, batterie ed un pizzico di elettronica. Come è nata?

E’ nata proprio dagli archi. Volevo fare un pezzo molto cantautorale e poi, una volta completata, ho pensato di arrangiarla in maniera più rock. Voleva essere un pezzo italiano per eccellenza, e poi invece ha trovato la sua veste più adatta con un arrangiamento più internazionale

Nel singolo dici :” non sono libero di dire quello che penso”; potrebbe essere un discorso più ampio. Cosa pensa Bugo?

In realtà è un passaggio funzionale alla canzone, che è un pezzo d’amore, in cui semplicemente faccio presente che quando si sta con una persona, è un po’ una scommessa e spesso per far andare avanti la storia ci può stare che uno non dica esattemente cosa pensi, quando, soprattutto, capita che non pensi qualcosa di bello. In generale invece, nella vita e nelle canzoni, io dico sempre quel che penso.

Otto album e due ep in 16 anni di carriera; sei molto prolifico. Hai mai pensato di scrivere anche per altri?

Personalmente non ci ho mai davvero pesnato, perchè mi ritengo un artista in crescita ancora. La mia etichetta che è la Universal, mi ha proposto di dare anche dei brani ad altri artisti, ma poi non se ne è fatto mai niente.

E quali colleghi si sono rivolti a te?

Per il momento sono state tre donne : Patty Pravo, Anna Oxa ed Irene Grandi.

E come mai non se n’è fatto nulla?

A dire il vero non lo so. Non hanno poi inciso quanto proposto. Chissà forse interpretare la mia scrittura può non esser facile, perchè magari molto personale. Chi avrebbe potuto cantare un mio brano come “La crisi” ad esempio? Certo che il solo fatto che tre grandi artiste come loro si siano rivolte a me, è già un grande onore e mi riempie di orgoglio.

Quanto è importante la dimensione live per te?

Inizialmente ritenevo che fare i dischi e fare live fosse paritariamente importante. Forse lo è davvero, però a livello personale, posso dire che mentre oggi potrei smetter di far dischi, di sicuro non potrei smettere di suonare dal vivo.

Cosa deve aspettarsi quindi il pubblico di Pozzuoli?

Innanzitutto sono molto felice di suonare a Pozzuoli, che in fin dei conti significa suonare a Napoli. Cosa deve aspettarsi il pubblico? Bugo al 100%, che si dona al pubblico a braccia aperte, un po’ come faceva Modugno quando cantava volare. Il paragone è alto ma rispettoso, visto che in quel gesto ed in quel momento lui si apriva al suo pubblico. Così è per me.

Ed il prossimo passo della carriera?

Non ci sto ancora pensando. Di sicuro posso dire che il 2012, fino almeno all’estate è destinato alla promozione live di questo disco. Ho la fortuna di essere al terzo singolo estratto e ce ne sarà anche un quarto in estate piena e molti colleghi non hanno nemmeno la fortuna di andare oltre il primo. Scrivo anche durante il tour, ma soltanto quando torno a casa, alla fine dell’impegno, rimetto insieme quanto scritto e ci lavoro.

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